Attesissima e premiata dal pubblico, l’ultima fatica di Tim Burton, Alice in Wonderland, è un film affascinante, fantasioso e decisamente interessante.
Alice è cresciuta, ma continua a mantenere dentro di sè un mondo fantasioso e creativo. Contrariamente alla maggior parte delle persone che la circondano la ragazza non si adegua al conformismo dilagante e per andare avanti si rifugia in un mondo fantastico, meraviglioso, in cui la stranezza è all’ordine del giorno.
Il tema della pazzia è centrale: vista in modo positivo e come forma di ribellione contro il potere, è impersonata dal Cappellaio Matto (Johnny Depp).
Proprio come il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, Alice mantiene una visione del mondo infantile, fantasiosa, ingenua. La creatività, l’immaginazione – ormai perse dai più – prendono vita attraverso un mondo costellato di esseri (che ricordano gli umani che la circondano) variopinti, strambi, ma più “veri” di molta gente. Bellissimi gli effetti speciali, stupendo lo Stregatto, meravigliosa la Regina Rossa (Helena Bonham Carter), adattissima Anne Hathaway nel ruolo della Regina Bianca (resa ridicola nelle movenze).
Insomma la pellicola – che ho visto in 3d- mi è piaciuta molto sia perchè ho sempre apprezzato il libro di Lewis Carrol, sia perchè l’ho trovato un inno alla creatività. Anche la durata non eccessiva del film (altro che Avatar!) è adeguata sia alla narrazione che alla visione tridimensionale.
Ad Alice in Wonderland assegno 9 stelle su 10.



