Le piccole gioie della vita

12 Luglio, 2008 Beddhra Vagnona

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La felicità è fatta di momenti, spesso rapidi e fugaci.

Vi è mai capitato di ascoltare per caso alla radio una canzone che vi piace tanto? Immaginate la situazione: siete in auto, bloccati nel traffico, fa un caldo bestiale, tutti cercano di sorpassarvi e tagliarvi la strada…ad un certo punto cambiate stazione radiofonica ed eccola lì la canzone che tanto vi piaceva anni fa, che vi ricorda momenti bellissimi e di cui conoscete ogni parola. Allora la cantate a squarciagola guardando con soddisfazione gli altri automobilisti che vi osservano con l’aria di chi sta per chiamare la neuro. Voi invece avete capito tutto: andate avanti soddisfatti, godete di quel momento e dentro di voi ridete della misera condizione degli altri…che non capiscono la vostra felicità improvvisa!

A me è capitato l’altro giorno!

Entry Filed under: Le mie avventure, Pensieri

1 Comment Add your own

  • 1. Silvio Zangarini  |  12 Luglio, 2008 at 3:03 pm

    Mi capita spesso! Hai ragione quando dici che sembra di essere una spanna sugli altri, vincolati, appesantiti nella loro misera condizione, incapaci, come noi, di librarci, lasciarci rapire sulle ali della follia, la fantastica frenesia dei rapiti dalla gioia. Li vedi ancora laggiù, con quegli sguardi torvi, di chi, ancorato saldamente all’equilibrio di una vita savia, non comprende la sua bassezza, il suo trovarsi invischiato nella nella banalità quotidiana, contro l’elevatezza, leggera come l’elio. Guarda sdegnato, protetto da un sistema di protezione che imbriglia mentre offende la vita nel suo magico dispiegarsi. Non comprende la saviezza della follia! Non comprende cosa significa sentire la vita pulsare sotto la pelle, sentire gli impegni come grette zavorre a servizio dell’abitudine e della società, che ti vuole ingranaggio, necessità, ti usa e poi ti butta! Nega la libertà! Ma chi è allora il vero malato? Il vero pazzo? Solo colui che guarda dal basso con superiorità, non comprendendo di che ridicolo stato di sudditanza va fregiandosi, fradicio dell’orgoglio inconsapevole degli stolti. Rimanga pure laggiù a galleggiare sull’asfalto fuso, ma da solo. Si compiaccia della sua assurda situazione di schiavo. Preferisco nutrirmi del suo odio tedioso, privo di lucentezza, mentre galleggio nelle alte sfere della libertà.

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